Guido Anacleto Piergallina

Ultima modifica 29 dicembre 2020

PiergallinaGuido Anacleto Piergallina nasce a Ponzano di Fermo, da mo­desta famiglia di agricoltori, l'8 dicembre 1904. All'età di dodici anni, già entrato in Seminario a Fermo, perde tragicamente il pa­dre. Fra notevoli difficoltà, riesce a proseguire gli studi e matura gradualmente la vocazione missionaria. Il 27 settembre 1923 entra nel Pontificio Istituto Missioni Estere; compie gli studi di teologia a Monza e Milano e presta il giuramento perpetuo l'8 ottobre 1927. I suoi compagni di teologia lo ricordano come «molto buono e molto intelligente, certo per ingegno uno dei migliori della classe» (p. Fran­cesco Frumento).
Mentre si va profilando l'ideale e la possibilità di partire mis­sionario per la Cina, inizia il doloroso calvario della malattia: l'im­pegno totale e senza riserve profuso nello studio e nell'insegnamento sono probabilmente all'origine di una grave forma di deperimento organico, che ben presto degenera in esaurimento nervoso e richie­de ricoveri prolungati in clinica, a Treviso e Venezia.
Si delinea un periodo di lieve miglioramento. Il 6 luglio 1930 è finalmente ordinato sacerdote. Segue però un ulteriore riacutiz­zarsi della malattia, sino a che, risultate ormai vane le cure medi­che, la mamma vuole assistere personalmente il giovane sacerdote, nella segreta speranza che l'ambiente familiare sia per lui la medi­cina migliore. Nel 1939 Padre Guido torna a Grottazzolina ed inizia realmente per lui, dopo un primo periodo di difficile ambientamento, il lento e faticoso cammino della convalescenza.
Nel frattempo riprende i suoi studi, sviluppandoli in molteplici direzioni. Fra l'altro, la perfetta conoscenza di numerose lingue gli consente di intervenire spesso a favore della popolazione presso le varie truppe straniere che si susseguono nel periodo convulso della fine della seconda guerra mondiale. Questo sacerdote «sui generis», burbero e dotto, con una barba fluente, frustrato dalla malattia nella sua aspirazione più profonda, si viene ritagliando gradualmente un proprio spazio nella vita diocesana, dimostrando ben presto una vi­talità ed un entusiasmo inimmaginabili.
Nel dopoguerra i suoi interessi si orientano soprattutto verso la storia locale. Ispettore onorario alle antichità ed alle opere d'ar­te, conduce con successo numerosi scavi a Grottazzolina, portan­do alla luce nel 1949 importantissimi reperti di necropoli picene, reperti catalogati e conservati presso il Museo Archeologico di An­cona. Della scoperta, fra l'altro, si dà ampio cenno negli «Atti della Accademia Nazionale dei Lincei».
Il 20 dicembre 1951 Padre Guido Piergallina è ufficialmente incardinato in diocesi. Diviene quindi Archivista diocesano, inca­rico che lo aiuta, per molti versi, a liberarsi dal rischio di spegnersi entro un angusto ambiente provinciale, proiettandolo a contatto con studiosi italiani e stranieri, per i quali è una preziosissima gui­da nei più labirintici recessi dell'Archivio Arcivescovile, del quale diviene perfetto conoscitore. Il 3 ottobre 1953 è a fianco del Prof. Michael Jaffé, docente di Storia dell'arte presso l'Università di Cambridge, quando vengono scoperti documenti che fugano ogni dub­bio sulla paternità del Rubens circa la celebre Natività, custodita presso la Pinacoteca Comunale di Fermo.
La stessa candida generosità con cui egli mette a disposizione di chiunque i risultati delle sue ricerche può spiegare perché solo in minima parte tali ricerche siano sfociate in vere e proprie pub­blicazioni. Fra queste, comunque, ricordiamo: S. Ugo e la Chiesa priorale di Montegranaro; Fra' Masseo da Sanseverino; L'inebrian­te passione (Vita di Padre Giambattista Ciccolungo), 1964; Marietta Gioia e il suo diario, 1973. Opere, tutte, contrassegnate da una ricerca scrupolosa ed appassionata di testimonianze eroiche di vita cristiana, il più delle volte nascoste o dimenticate, e restituite, nella luce della pura verità storica, alla loro grandezza originaria. Un posto a parte merita infine questo lavoro ponderoso sulla storia di Grottazzolina, portato a termine già nel 1963 e, per una serie di spiacevoli vicissitudini, solo ora pubblicato postumo.
Negli ultimi anni della sua vita, Padre Guido intensifica i suoi viaggi all'estero: Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Turchia (do­ve ha un lungo memorabile colloquio con l'allora Patriarca Athenagoras), Palestina. Aveva intanto ottenuto numerosi riconoscimenti per la sua attività di studioso: fra le onorificenze più significative si possono ricordare quelle dell'Académie Française e la medaglia d'oro dell'Accademia Universitaria Nazionale.
In questi anni, ormai superato completamente l'esaurimento ner­voso, la sofferenza fisica non ha mai smesso di bussare forte nella vita di Padre Guido. Subisce prima due interventi chirurgici, allo stomaco ed agli occhi, finché, nel novembre 1973, dopo ripetute pressioni da parte dei familiari, accetta di sottoporsi ad esami ed accertamenti clinici, in conseguenza di un acuto dolore alla spalla destra. Il responso è infausto: un tumore al rene, con metastasi dif­fuse alla spalla e successivamente al bacino, lo avvia verso l'ulti­mo calvario, immobilizzandolo a letto fino alla morte, che lo coglie a Fermo il 18 maggio 1975.
Alla luce di questa ultima prova, l'intera esistenza di Padre Gui­do assume un significato nuovo e più profondo: egli ha saputo lu­cidamente abbracciare la croce della sua vita, affrontando con fede e semplicità solitudine e malattie, vincendole anzi, fino a sopraf­farle, con il lavoro e la preghiera; persino con un umorismo strari­pante e contagioso, che diventa per lui occasione di dialogo immediato con tutti. Padre Guido infatti sa parlare e parla con tutti, con giovani studenti, illustri professori universitari, poveri conta­dini, atei militanti.
Questo stile così prorompente ed originale, fatto di colloqui schietti ed avveduti, di esortazioni brusche ed energiche, ma anche di battute fulminanti e ormai storiche, gli permette di riconquistar­si quello spazio di testimonianza e di annuncio cristiano che la ma­lattia sembrava, un tempo, avergli sottratto definitivamente, rendendolo quindi, agli occhi di tutti, un uomo libero e realizzato, «contento della propria sorte», come egli amava ripetere. Probabil­mente anche per questo il ricordo di Padre Guido Piergallina rimane ancora così vivo «nella memoria dei posteri, che è - come egli ha scritto - la vita del cuore».


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